Idroponica per coltivare (in) futuro, tra “pro” e “contro”

una nutrizionista per amica

Prima parte

Quest’anno la ormai tradizionale lotteria di Natale di FairMenti è andata a sostenere la campagna di Legambiente sulla tutela idrogeologica del territorio. Visto il tema, abbiamo voluto inserire, come primo premio, un oggetto ancora non troppo diffuso ma che probabilmente farà parte delle proposte per la coltivazione in door più gradite in futuro. Si tratta della grow-box, letteralmente “scatola di crescita”, dove è possibile incubare piante e regolarne i parametri di crescita fondamentali come luce e agenti nutritivi. Per la luce la grow box è fornita da lampade con carateristice spettrali che possono essere selezionate in base al tipo di varietà che si vuole coltivare, mentre relativamente alla modalità di crescita, quella che si abbina per lo più alla grow box è rappresentata dalla coltura idroponica la quale, come dice la parola, utilizza l’ acqua come mezzo di propagazione nutrizionale. L’acqua infatti da sola non può bastare alla crescita ed è quindi arricchita e vitalizzata con miscele di fito-nutrienti, sali inorganici ed ossigeno secondo le necessità richieste dal ciclo vitale della pianta, compreso radicazione e fruttificazione. Ma cosa ha di peculiare la coltivazione idroponica e perchè è al centro di sempre maggiore attenzione da parte di chi studia e lavora allo sviluppo di nuove pratiche sostenibili ed a basso impatto ambientale per la produzione di cibo nel futuro ? Nella coltura idroponica tutto è trasferito all’interno di serre, più o meno sofisticate, nelle quali è possibile riprodurre piantagioni indipendentemente da fattori climatici o ambientali sfavorevoli come può avvenire per esempio in molti paesi colpiti da desertificazione, scarsa disponibilità di acqua o suolo, eventi metereologici dovuti ai cambiamenti climatici. Le miscele nutrizionali possono essere modificate di volta in volta in modo ottimale secondo le richieste della pianta e massimando la resa produttiva; l’impatto degi agenti infestanti e dei parassiti è minimizzato dato l’assenza del terreno che rappresenta il prinicpale veicolo di propagazione. Infine, altro aspetto fondamentale è che l’acqua utilizzata viene rigenerata e rinnovata a ciclo continuo e dunque non si spreca, anzi, rispetto alle tradizionali colture in campo se ne riduce il consumo, mentre argille, zeolite o matrici inerti possono essere presenti come substrato per trattenerla. Dunque sembrerebbe tutto molto positivo ? Ma è davvero così ? E il sapore dei frutti sarà sempre lo stesso ? …

Nella seconda parte del nostro articolo affronteremo anche altri aspetti per tirare poi le somme tra aspetti pro e contro di quella che sembra essere una buona occasione di produzione di cibo verde nel futuro prossimo che forse è già arrivato.Per ora, buona settimana !

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