Il modello integrato Climate Smart Agricolture lanciato dalla FAO arriva anche nel mondo sviluppato…o quasi

una nutrizionista per amica

Nel 2013 la FAO lanciava un programma molto ambizioso dal titolo accattivante Climate Smart Agricolture che letteralmente significa Agricoltura intelligente verso il clima. L’approccio che si è inteso dare alla lotta programmatica contro la malnutrizione nei paesi in via di sviluppo è quello di includere l’evenienza dei cambiamenti climatici e dei loro effetti sulle potenzialità produttive di questi paesi suggerendo la ricerca di strategie e soluzioni che tengano conto non solo delle esigenze produttive e di autosostentamento ma anche dell’evenienza in atto dei cambiamenti climatici favorendo di fatto l’applicazioni di interventi integrati volti a soddisfare gli obiettivi in accordo ai concettii di sostenibilità e in linea agli impegni assunti nell’accordo di Parigi sul clima. A questo sforzo molto impegnativo ma di altissimo valore sia etico che socio economico partecipano circa 30 paesi soprattutto tra quelli in via di sviluppo dell’Africa sub Sahariana, Asia e America Latina. Nel l’anno che è appena trascorso la seconda edizione di questo programma è stata rilanciata dalla FAO ampliando e dettagliando ulteriormente modalità, strumenti, professionalità che possono a vario titolo lavorare insieme per attuare il piano. Che sia necessario assumere una responsabilità collettiva sulla questione di “produrre come..” , “sfamare si ma come…” è un dato che però sempre di più si affaccia anche ai tavoli dei governi del mondo cosìdetto sviluppato (se Dio vuole !) e qualche problema, nel senso costruttivo e positivo del termine, ce lo cominciamo a porre anche noi. Noi che finora abbiamo esteso ed intensificato le nostre produzioni agricole senza domandarci il peso di questo sulla variabilità e la biodiversità delle stesse nel futuro prossimo, noi che non abbiamo compreso come l’allevamento di grandi masse di bestiame pesasse significativamente sull’alterazione di un equilibrio che riguarda la nostra salute ma anche l’emissione di gas serra e la depauperazione delle risorse idriche, noi che per rendere immuni da tossinfezioni i nostri animali d’allevamento abbiamo cominciato ad utilizzare in modo sistematico antibiotici con dubbi effetti sullo sviluppo di resistenze e qualità delle carni che poi abbiamo messo sulle nostre tavole. I problemi sono complessi e non è certo il caso di semplificare. Certo è però che anche nella nostra parte di mondo qualcosa non torna più e sta tangibilmente cambiando: è il clima. Questa evenienza, che ci piaccia o no, impone di affrontare la questione. Si, perchè il clima che cambia chiede agli abitanti della biosfera (uomini, piante ed animali) soluzioni nuove ma sostenibili, flessibilità , resilienza, cioè la capacità di contrapporre risposte attive ad eventi traumatici, ma la serialità introdotta nel nostro modo di nutrirci e quindi di produrre il cibo, ha in gran parte azzerato o molto ridotto questa possibilità. Dunque il lavoro proposto e portato avanti dalla FAO, climate-smart agricolture riporta anche per noi occidentali, in primo piano la questione prioritaria di trovare nuove risposte per affrontare la doppia sfida dell’aumento demografico e dei cambiamenti climatici; una sfida che chiede anche il cambiamento delle nostre abitudini alimentari. Non è immediato comprendere come ma forse qualcosa già emerge; e se intanto noi provassimo a mangiare un po’ meno ?


			

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